La socializzazione

La prima domanda che tutti ci pongono quando diciamo che nostro figlio non va a scuola è: “E come fa a socializzare? A farsi degli amici?”. Se avete deciso di intraprendere l’istruzione parentale vedrete quante volte vi troverete a rispondere a questo quesito!

Devo confessare che è una domanda che ci siamo posti anche noi genitori, più e più volte nel corso dei nostri anni da homeschooler. Per di più Axel è figlio unico e viviamo a lungo lontano dalla nostra residenza e lontano da parenti e amici.

Come fare quindi perché nostro figlio non cresca solo come un’isola in mezzo al mare?

Prima di tutto mi preme definire cosa significa socializzare. Nel dizionario Treccani leggiamo: “Per ‘socializzazione’ si intende il complesso processo attraverso il quale l’individuo diventa un essere sociale, integrandosi in un gruppo sociale o in una comunità. (…) La socializzazione riflette il contesto sociale dello sviluppo dell’individuo e il rapporto dinamico tra individuo e società. (…) La socializzazione comporta l’integrazione o l’adattamento degli individui in varie strutture e relazioni sociali, rappresentate dalla classe, dalla famiglia, dai reticoli, dalla scuola e dall’ambiente di lavoro.”

La scuola rappresenta solo una parte della società del bambino ed è limitata dal fatto che i compagni hanno tutti la stessa età e le interazioni tra i bambini non sono naturali ma mediate da un adulto per la maggior parte del tempo.

L’esperienza mostra che il bambino homeschooler vive la socializzazione in modo diverso dal bambino scolarizzato, su questo non c’è dubbio: è messo in relazione con gruppi eterogenei di persone e impara a comportarsi di conseguenza. E’ spesso più aperto, meno timido, più consapevole di se stesso rispetto ai suoi coetanei scolarizzati. Non vede l’adulto solo come colui che gli indica cosa e quando “fare”, ma come un suo pari, a cui portare rispetto e da cui riceverlo.

Come poter ottenere ciò?

Tutto parte dalla famiglia: la prima forma sociale in cui ci troviamo. Se riusciamo a costruire una buona forma d’integrazione e rispetto tra le mura domestiche, questa si ripercuoterà anche all’esterno.

Ci vuole un buon impegno da parte della famiglia nell’organizzare e partecipare alla vita sociale all’esterno della famiglia stessa. Molto utili sono i gruppi di famiglie homeschooler nelle vicinanze, anche se di età diverse dal nostro bambino, che ci permettono di vivere esperienze insieme (quando gli altri non sono disponibili poiché sono a scuola).

Far parte di una squadra sportiva, di una banda musicale è un altro ottimo strumento per apprendere a comportarsi in modo corretto con gli altri e in un contesto ben definito. Per noi è molto utile anche per capire che non possiamo sempre seguire i nostri tempi: il vantaggio di fare homeschooling, infatti, è di non avere sveglie né campanelle da rispettare, ma nel mondo fuori casa la maggior parte delle cose non funziona così. Ecco che allora la il corso di sci ha insegnato ad Axel a prepararsi per tempo, a essere puntuale, a rispettare il proprio turno, a compiere quello che il maestro gli ordina di fare, a rispettare e aspettare i compagni.

Nella nostra esperienza però non è sempre stato facile: i primi anni eravamo gli unici nel giro di 30km a non andare a scuola!

Axel era però presente nella nostra vita quotidiana 24/24 ore, veniva quindi con coi al supermercato a fare la spesa, dal commercialista, all’ufficio comunale, dal medico, al bar e in libreria imparando ad adottare la giusta maniera di comportarsi a seconda dell’occasione (e a rispondere alla solita domanda: “Ma non sei a scuola tu?”).

Axel frequentava un gruppo sportivo due volte alla settimana e la scuola sci altre due volte e si era fatto qualche amico. Abbiamo cercato di trasformare questa amicizia tra bambini in una relazione tra le famiglie, invitandole a casa nostra per conoscere i genitori, mentre i bambini potevano giocare in libertà. A volte ha funzionato e abbiamo costruito una relazione di amicizia duratura, sia per i bambini che per noi adulti, altre volte l’invito non ha avuto seguito.

Da quando viviamo in Italia, la socializzazione non è più un “problema”: per fortuna esistono tantissime opportunità di incontro con altre persone. Gli italiani sono un popolo solare e socievole e ci basta andare al parco in un pomeriggio di sole per incontrare persone con cui condividere un momento e chiacchierare. La maggior parte degli adulti non guardano male mio figlio che si mette a chiacchierare con loro (come ci succedeva in altri Paesi), anzi lo trovano divertente e interessante e parlano cui lui. I bambini sono sempre disponibili a far entrare un nuovo membro nel gruppo e Axel non ha difficoltà a farsi accettare.

In questo stano anno di pandemia poi, molti genitori si sono trovati con bambini in età scolastica a casa da scuola a dover convivere con la didattica a distanza e ci vedono meno come dei marziani! E’ stata un’occasione anche per invitare altri bambini a casa a “fare scuola” con noi e vedere la differenza tra Axel e chi andava a scuola. Una cosa che infatti manca ad Axel è il confronto con i coetanei nelle materie scolastiche: vedere come un’altra persona affronta lo stesso tema, ma in modo diverso, è un momento di crescita per tutti. Un’esperienza che continuiamo a ripetere, per fortuna non più obbligati dal lockdown del Covid!


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